Nelle Stanze del Principe di Palazzo Reale a Milano, un percorso appositamente studiato per illustrare, da un punto di vista storico e concettuale, i mutamenti dell'idea di lusso

Il percorso

LA STANZA DELL'INGRESSO

Lo spettacolo della bellezza basta forse ad
addormentare in noi, tristi mortali, tutti i dolori.

U. Foscolo

Nella stanza di ingresso c’è il primo libro aperto con un penna stilografica, filo conduttore che si ripeterà in tutto il percorso, che indica al visitatore il nome dell’ambiente e suggerisce una frase poetica che rimanda alla Bellezza. Lo spettatore viene affascinato dai riflessi di luce dell’antica vetreria di Venini che comunica, attraverso i suoi oggetti contemporanei presenti in molteplici sale, lo stupore prezioso del lusso. Come uno specchio il pavimento in vetro incanta la visione dell’entrata attraverso materiali e maestrie della prestigiosa azienda Crystalexe, presente con i suoi allestimenti raffinati ed originali lungo tutto il percorso. Procedendo, inizia l’educazione estetica degli ospiti alla Reggia, con un particolare cammino necessario per conoscere la complessità di un’idea che ha accompagnato lo sviluppo della civiltà.

STANZA DEL PALAZZO

Deposta la sua corona di fuoco, è di fronte a noi – Bellezza...
Quel che oggi viviamo come bellezza,
un giorno ci verrà incontro come verità.

F. Schiller

La seconda “Stanza del Palazzo”, è dedicata alle forme originarie con cui veniva pensato, percepito e rappresentato il lusso: esso fa riconoscere, attraverso la suntuosità degli abiti e la simbolicità degli oggetti, il potere. Infatti è la bellezza straordinaria, apparentemente irraggiungibile delle immagini, a sottolineare con immediatezza un’incolmabile differenza sia tra chi amministra il potere terreno, quello che vive nelle corti regali, e il suddito, sia tra chi rappresentata il potere religioso, che separa l’eterno dal contingente, la trascendenza dall’immanenza e istituisce una differenza tra la gerarchia ecclesiastica e l’umile fedele. Sullo sfondo della stanza le architetture di San Pietro e dell’incoronazione di Napoleone fanno da cornice a un grande profilo scultoreo del Papa d’oro e dal mantello regale dell’Imperatore incoronato con in primo piano le eccellenze preziose del Museo del Castello Sforzesco con le sue arpe settecentesche e i brocchieri delle armerie. In contro luce i vasi d’ambra della bottega Venini conducono lo sguardo verso la magnificenza del potere.

STANZA DEL TESORO

La bellezza attira i ladri più dell’oro
(Beauty provoke thieves sooner than gold)

W. Shakespeare

La terza “Stanza del Tesoro” racconta lo stupore della bellezza di fronte a oggetti preziosi e bellissimi: un lusso eccezionale ritenuto un tempo irraggiungibile dal comune mortale poi, nel corso della Storia, considerato sempre più alla portata di uomini e donne, attraverso il lavoro, la capacità d’impresa, il sacrificio. Ecco in scena i gioielli preziosi dell’alto artigianato contemporaneo della Maison Roberto Coin, e in un dialogo che sfida il tempo gli orologi d’oro e di porcellana della collezione inestimabile Poldi Pezzoli.

STANZA DELLO SPAZIO-TEMPO

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere, perfino, senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo! La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza.
F. Dostoevkij

Nella quarta “Stanza dello Spazio-Tempo” viene raccontato l’ingresso della civiltà occidentale nell’era moderna, quando la scienza cambia il modo di conoscere il tempo e lo spazio. Il lusso non è solo una questione che riguarda la “materialità” delle cose, esso comprende anche il sentimento, l’emozione con cui si guarda il nuovo mondo. Non si dice che avere tempo è un lusso? Non si afferma che immaginare viaggi lontani è un lusso dell’anima? In questa stanza viene rappresentata l’idea della perfezione scientifica per ciò che riguarda il tempo e lo spazio. Il grande cannocchiale, che impera nella stanza, e la lente dell’universo ingrandiscono all’occhio dello spettatore l’universo. Gli orologi del lusso contemporaneo firmato Damiani segnano il fluire del tempo con lo scorrere della sabbia nel vetro.

STANZA DEL CINEMA

La quinta stanza si trasforma in un “Cinema” con immagini evocative e parole che raccontano al visitatore il percorso della mostra.

STANZA DELLA LUCE

Il vestimento di ogni alta speranza
è la bellezza

G. D’Annunzio

Ecco, allora, che nella “Stanza della Luce”, la sesta, riflessi e bagliori irrompono nell’oscurità, e il lusso diventa quell’incantesimo che oltrepassa la notte attraverso una fantasmagoria di immagini luminose in grado di sottrarre l’umanità alla solitudine dell’infinità cosmica. Abiti illuminati dalla fibra ottica dell’atelier Sangalli aprono allo sguardo del nostro futuro figure e oggetti di grande fantasia che rimandano al magico mondo della moda.

STANZA DELLA VANITA'

Amare in libertà
Amare e morire
In quel paese che ti assomiglia!
Là tutto è ordine e bellezza,
Lusso, calma e voluttà.

C. Baudelaire

Siamo ormai nella modernità, nella “Stanza della Vanità” che spesso accompagna le persone nel loro accesso al lusso. Nella settima sala viene perciò allestita la scenografia che venne fatta per la rappresentazione al Teatro alla Scala della Manon Lescaut per la regia di Liliana Cavani: una messa in scena per suggerire un’elegante idea con cui si può vivere la vanità del lusso. Il mosaico fotografico del rinomato artista Maurizio Galimberti arreda con originalità la sala, trasformando le pareti in un gioco contemporaneo di immagini suggestive e spettacolari. L’atelier Giuseppe Zanotti stupisce il visitatore con i modelli delle sue scarpe che rappresentano il lusso della femminilità contemporanea. Una stanza che si trasforma in una suite di un magnifico albergo a sette stelle, dove tra le vestaglie di seta del Vate D’Annunzio – prestito della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani - e i broccati della manifattura Rubelli si consumano aperitivi tra caviale champagne e prelibatezze adornate da porcellane e argenti, della rinomata Casa Geminiano Cozzi e Zaramella. In un controcanto tra ieri e oggi si svelano allo spettatore le oreficerie e maioliche del Museo delle Arti Decorative del Castello Sforzesco.

STANZA DEL GIARDINO SEGRETO

Conosci la terra dei limoni in fiore?
Quella dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure,
un vento mite spira dal cielo azzurro,
segreto è il mirto e solenne l’alloro,
la conosci davvero?
Laggiù! Laggiù
vorrei portarti con me, o mio amato.

J.W. Goethe

La Natura è grande maestra per apprendere la straordinaria, lussuosa bellezza della creazione. L’ottava “Stanza del Giardino segreto” accoglie il visitatore con suggestioni che lo fanno riflettere su un mondo naturale da ammirare, da cogliere nella segretezza con cui la bellezza si manifesta e si sottrae alla visione. Ma un mondo che chiede anche di essere protetto, perché la storia civile dell’uomo non può svolgersi che in stretta, intelligente alleanza con la Natura. Ecco la mirabilia di Wonderland, il paese delle meraviglie dell’artista anglosassone Kirsty Mitchell, che con la sua opera ha incantato la critica mondiale. Nel giardino, una fontana getta vino di fronte a figure allegoriche tra fenicotteri rosa perlati e animali incantati.

STANZA DELLA MASCHERA

Nessun mortale, disse l’oracolo,
sollevi il velo, finché io stesso non l’alzi.
Chi solleva questo velo vedrà la verità?

F.Schiller

La maschera nasconde o consente di svelare ciò che non è immediatamente visibile? E’ un travestimento oppure è una realtà da riconoscere? Il lusso è davvero il superfluo, un inutile orpello o un’aspirazione che, moralisticamente repressa, cela un sogno di bellezza che si vorrebbe raggiungere? La nona “Stanza della Maschera” sollecita il visitatore a riflettere su un antico pensiero che se da un lato condanna il lusso con considerazioni morali, dall’altro è proprio il lusso ad appagare un eterno sogno di voluttà e preziosa bellezza. Fluttuano in uno spazio purpureo, ispirato dalla regia di Stanley Kubrick, un’istallazione di maschere artigiane, firmate dall’Atelier di Venezia Antonia Sautter. Attorno ruotano enigmatici gioielli preziosi di fattura veneziana e le figure scultoree di vetro dei grandi designer contemporanei.

STANZA DELLA GIOSTRA

La bellezza è verità, la verità bellezza questo è tutto
in terra sapete, e tutto che vi è necessario sapere.
(Beauty is truth, truth beauty – that is all
Ye know on earth, and all ye need to know)

J. Keats

Si fa solo un giro, sulla giostra.
La vita è degli audaci.

C. Bukowsky

Entriamo nella “Stanza della Giostra”, è teatrino della nostra contemporaneità: tutto cambia e ritorna identico, il vecchio e il nuovo si rincorrono come nel giro di una giostra. E proprio una giostra che gira è al centro della decima sala, dove il lusso, raccontato dalla moda, presenta immagini diverse che si trasformano in un grande gioco di rimandi in cui si confondono illusione e verità. E’ la storia del costume: i modelli in prestito da Palazzo Morando segnano i secoli passati fino a esibire nel girotondo della vita il fashion style contemporaneo.

SALA LUX LUXUS LUXURIA

Che tu venga dal cielo o dall’inferno che importa,
Bellezza

C. Baudelaire

Il ruggito della tigre, prestito del Museo di Storia Naturale, conduce lo spettatore all’ingresso dell’ultima stanza. Il visitatore, arrivato fin qui, ricorderà il percorso compiuto che, dalla prima sala, con un lento cammino, lo ha portato ad apprendere quell’educazione estetica necessaria per conoscere il significato di “lusso”. Nella parola “lusso” c’è la radice latina sia del termine “lux” che “luxuria”. In quest’ultima stanza, quella delle quattro colonne di Palazzo Reale, il lusso è rappresentato come lux, luce che illumina la conoscenza di quell’universo che riguarda il bello, il gusto, lo stile, ma anche come luxuria, l’eccesso, la sensualità che accompagna il piacere della vita. Lux e Luxuria, l’apollineo e il dionisiaco dell’esistenza sono interpretati attraverso il cibo, il vino e i simboli della tentazione: ecco la tavola imperiale che esibisce il risotto con la foglia d’oro, tipico piatto famoso nel mondo, di Gualtiero Marchesi e si illumina di oro rosso con il pregiato Amarone Masi, e la grande gabbia d’oro in cui si avvolge un serpente, pitone reticolato, anch’esso prezioso prestito del Museo di Storia Naturale. Grandi statue dell’illustre scultore contemporaneo Marcello Pietrantoni, abiti e oggetti strani in un tourbillon di immagini e riferimenti dissonanti allestiscono la sala. Alle sue pareti sono proiettati filmati, curati dal regista contemporaneo Cesare Cicardini, che evocano immagini apollinee e dionisiache di un lusso vissuto come un’esperienza eccentrica, fantasiosa e originale della vita.

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